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CURICO’ | Un reportage dal Cile per riflettere sull’emergenza idrica mondiale


L’acqua, si sa, è un bene primario e fondamentale per l’uomo. È un principio semplice, che ci può trarre in inganno perché apparentemente scontato. Eppure non è così: l’acqua come “diritto umano universale e fondamentale”, perché indispensabile per il pieno godimento della vita e fondamentale per tutti gli altri diritti umani, viene riconosciuta per la prima volta nella storia con la risoluzione ONU del 28 luglio 2010. Si parla di acqua potabile e dell’accesso ai servizi igienico-sanitari che garantiscono la dignità della persona e il suo benessere fisico: la risoluzione venne approvata con 122 voti favorevoli, nessun contrario, 41 astenuti.


curicò

©2020 Stefano Laddomada – Courtesy of the artist – Parque Nacional de los Glacieres (Cile). Dal 2007 circa 15 metri di ghiaccio si sono sciolti su ogni lato del ghiacciaio.

 

In mancanza d’acqua si muore e la mortalità è più alta di quella provocata dalle malattie. Facciamo costantemente i conti con un’emergenza scottante: sono passati dieci anni dalla risoluzione ONU e la situazione si aggrava sempre più, a causa del riscaldamento globale e delle gestioni inappropriate e inefficienti delle risorse idriche.

Ma, soprattutto, esistono casi eccezionali come quello del Cile, unico paese al mondo la cui costituzione considera ancora l’acqua come un bene privato. Gli scontri contro la privatizzazione dell’acqua vanno avanti da anni; dallo scorso autunno le manifestazioni e le proteste si sono inasprite e non accennano a fermarsi, estendendosi capillarmente – a partire dalla capitale – su tutto il territorio.


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©2020 Stefano Laddomada – Courtesy of the artist – Il livello dell’acqua nelle Capillas de Marmol sul lago Carrera ha raggiunto uno dei suoi massimi livelli a causa delle forti piogge dell’anno scorso. 300.000 anni di erosione messi a rischio da un breve periodo di emergenza climatica”.

 

La situazione cilena è molto complessa, sia a livello politico che geografico: Stefano Laddomada, artista classe 1993 attivo a Bologna, ha deciso di affidarsi al suo animo nomade e di recarsi in Cile per raccontare la delicata situazione che sta animando il paese. Stefano predilige la fotografia, ma è un artista multi-mediale e ama sperimentare nuove forme di comunicazione. Dopo la triennale in Fotografia a Firenze decide di espandere la sua ricerca visiva studiando Media Spaces alla University of Applied Sciences di Berlino. Il suo nuovo progetto si chiama Curicò ed è un reportage fotografico realizzato in giro per il Cile, uno sguardo attento sul tema della gestione dell’acqua, sulla situazione sociale e geografica di un paese che spazia dal deserto più arido al terzo bacino di acqua dolce più grandi al mondo, nel bel mezzo di una rivolta popolare che ricorda quella del colpo di stato del 1973.


CURICÒ

di Stefano Laddomada

 

Curicò è un termine mapuche che tradotto letteralmente significa “acqua scura” o “acqua sporca”.

Di poche cose possiamo essere certi come del fatto che non ci possa essere vita senza acqua. Ne siamo composti noi e ciò che ci circonda. Resta tuttavia utopico, ancora oggi, parlare di diritto universale dell’acqua, garantire quindi a chi abita il nostro stesso pianeta un uso accessibile e sicuro dell’acqua, in Occidente così come nel resto del mondo, diritto che prescinde dalla situazione storica e geografica di ogni paese.


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©2020 Stefano Laddomada – Courtesy of the artist – Bottiglie d’acqua sui marciapiedi nel centro di Santiago.

 

Ho deciso di trattare come argomento quello dell’acqua andando in Cile, unico paese al mondo in cui la costituzione, ancora dai tempi della dittatura militare di Pinochet negli anni ’70, afferma che l’acqua sia un bene privato.
Viaggiando dalla Patagonia al deserto di Atacama ho potuto toccare con mano la questione e approfondire la mia ricerca, focalizzandomi sulla trasformazione naturalistica attraverso gli oltre 4000km che dividono le estremità nord da quelle sud del Cile.


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©2020 Stefano Laddomada – Courtesy of the artist – Il deserto di Atacama è considerato una delle zone più aride del pianeta e anche uno dei più grandi depositi di litio. Questo prezioso minerale è ciò che permette alle batterie degli smartphone e delle auto di funzionare. Viene comunemente chiamato anche “oro bianco”. L’acqua che viene utilizzata per l’estrazione del litio non è quantificabile.

 

Si stima che negli ultimi 50 anni, circa un terzo dell’acqua totale sul territorio cileno sia sparita a causa del riscaldamento globale, con disastrose ripercussioni sul territorio. Non si tratta solo di siccità, ma anche di saccheggio da parte di aziende private che, grazie alle obsolete legislazioni in vigore, riescono a monopolizzare l’acqua presente nel terreno.


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©2020 Stefano Laddomada – Courtesy of the artist – La Valle di Elqui e la sua agricoltura intensiva.

 

All’interno degli stessi confini sono presenti simultaneamente il terzo bacino di acqua dolce più ricco al mondo (il parco nazionale dei ghiacciai, al confine con l’Argentina) e la regione più arida al mondo, quella di Antofagasta, mentre nella capitale Santiago, nel mezzo del paese, la questione viene messa al centro delle rivolte popolari che hanno colpito il paese alla fine dell’anno scorso con violenti conflitti tra popolazione e Carabineros. Il diritto all’acqua è infatti, da svariati anni, uno dei principali motivi di scontri e proteste.


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©2020 Stefano Laddomada – Courtesy of the artist – La città di Arica è l’ultima città cilena prima del confine con il Perù. Ogni anno le precipitazioni medie sono di soli 0,76 mm.

 

Da nord a sud il tema dell’acqua e della gestione che ne deriva viene percepito in modo diverso ma ugualmente importante, con una moltitudine di contraddizioni e ingiustizie per le categorie meno abbienti. Ne deriva un evidente deturpamento del paesaggio per mano dell’uomo, che col controllo dell’acqua per trarre sempre più profitto è la causa di danni disastrosi all’ambiente”.


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©2020 Stefano Laddomada – Courtesy of the artist – Ex laguna di Aculéo (Cile), saccheggiata dalle sue acque per irrigare le coltivazioni.


Scopri di più visitando il sito dell’artista, attivo anche su Instagram come @stefanoladd.

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