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Gabriele Rosati | La fotografia per catturare l’irripetibile unicità dell’essere umano


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Luce diffusa, splendore, essenzialità. Camicie bianche inondate dal sole, il mare in fermento sullo sfondo e una brezza che porta scompiglio. C’è un vento che ti giunge. Tu tremi nell’estate scriveva un poeta. E in effetti, è questo il fremito che traspare dallo sguardo delle donne qui immortalate: uno sguardo fiero, determinato, rivolto al futuro. Il progetto associato a questi scatti è Upcycled, promosso dal brand italiano DROMe per la sostenibilità nel sistema-moda.

gabriele rosati

Upcycled – Courtesy of Gabriele Rosati

 

L’occhio dietro la camera, invece, è quello di Gabriele Rosati, giovanissimo talento in rapida ascesa nel panorama della fotografia. Ma vi prego, non chiamatelo “fotografo”, etichetta troppo convenzionale e al contempo riduttiva per il suo estro curioso ed eclettico. Lui preferisce definirsi “collezionatore” di luoghi, oggetti, sguardi, momenti. In pratica, collezionatore di un Tutto che viene osservato, assimilato e poi re-interpretato attraverso la fotocamera.

Gabriele si forma al prestigioso Polimoda di Firenze, dove studia Fashion Art Direction, ma l’amore per l’arte nasce e si concretizza molto prima, quando al liceo scopre Modigliani: un incontro abbacinante, che imprime una svolta decisiva alla sua crescita personale e, conseguentemente, alla sua giovane carriera. Ed è proprio quella passione per l’umano così evidente nei ritratti di Modì – lui, che non dipingeva gli occhi dei suoi soggetti senza conoscerne l’anima – l’elemento che traspare come fil rouge negli scatti di Gabriele.


gabriele rosati

Upcycled – Courtesy of Gabriele Rosati

 

Una sottrazione di peso, dunque, un togliere ciò che è superfluo per giungere all’essenziale: catturare l’irripetibile unicità di ciascuno. Un’unicità nascosta, difficile da sondare, ma che può manifestarsi attraverso il corpo e il suo affascinante linguaggio. Ecco che quindi la fisicità diventa un mezzo per instaurare un dialogo fra chi posa, chi scatta e chi osserva: sì, perché la comunicazione tra fotografo e soggetto non è un circuito chiuso, è piuttosto un ponte, un canale per interagire con l’esterno.

E non si può non cogliere questa centralità del corpo negli scatti che Gabriele realizza per il progetto Vediamoci oggi, immaginiamoci sempre_Diari in rivolta del fashion designer Marco Rambaldi. Qui vediamo una figura maschile accostata a utensili del quotidiano, un po’ come se gli oggetti tratteggiassero le linee di forza del corpo. Un connubio spiazzante e originale fra uomo e cosa, vitalità e inerzia, unicità e serialità: l’oggetto, una volta decontestualizzato, perde la sua banalità per diventare non solo parte integrante dell’immagine, ma anche sua indispensabile chiave di lettura.


gabriele rosati

Vediamoci oggi, immaginiamoci sempre_Diari in rivolta – Courtesy of Gabriele Rosati

 

Un corpo libero di muoversi, dunque, di esprimersi, di esplorare tutte le sue potenzialità. Ma cosa succede se questo corpo viene costretto in una dimensione che non gli appartiene? Cosa succede se viene privato della sua libertà, della sua spontaneità, del suo linguaggio? Sono queste le domande a cui Gabriele cerca di rispondere attraverso gli scatti del progetto dedicato ad ana’stasi a, la giovane donna dai capelli perfetti e gli occhi tristi. L’atmosfera è pacata, la tavola a cui siede è raffinata ed elegante, ma Anastasia non sembra partecipare all’armonia della scena: è assente, rassegnata, intrappolata in quella camicetta immacolata e chiusa diligentemente fino all’ultimo bottone. Lei è bellissima ma sembra confondersi con la parete, è quasi evanescente.


gabriele rosati

ana’stasi a – Courtesy of Gabriele Rosati

 

Anastasia è l’incarnazione di chi si sente in trappola o semplicemente fuori posto, di chi vorrebbe fuggire ma è costretto a restare. In poche parole, Anastasia rappresenta il sempre precario equilibrio tra desiderio e obbligo, il compromesso fra l’espressione più autentica del nostro Io e le costrizioni che la società ci impone. Ma sappiamo bene che si tratta di un confronto ìmpari, perché il piatto della bilancia pende sempre dalla parte dei benpensanti. Allora è il caso di rassegnarsi? Consumarsi fino a spegnersi? No di certo.

Ed ecco infatti brillare in quegli occhi tristi la scintilla di chi non vuole arrendersi: Anastasia alza il calice e si macchia volutamente di vino rosso, ostentando una fermezza che sa di sfida. Gabriele sceglie di rendere il messaggio ancora più potente associando all’immagine le parole I was not allowed to drink wine. Never. Quel gesto semplice ma deciso, silenzioso ma provocatorio, è per Anastasia ribellione allo stato puro.


gabriele rosati

ana’stasi a – Courtesy of Gabriele Rosati

 

Insomma, capi di abbigliamento basici come simbolo di cambiamento, oggetti inanimati per rappresentare il dinamismo, gesti misurati che esprimono una rivolta: sotto l’occhio di Gabriele, ogni elemento perde la propria essenza per trasformarsi in altro, in un gioco continuo di de-contestualizzazione e ri-contestualizzazione estremamente personale, ma che si rivela efficace nel veicolare chiaramente un messaggio. In questa dialettica, la memoria può farsi innovazione, l’immobilità movimento, e il silenzio di un gesto si trasforma in un grido dell’anima.

Riuscite a concepire una visione del genere? Una dimensione in cui tutto può assumere infiniti significati pur rimanendo sempre fedele a se stesso, come in un affascinante gioco di specchi? Se ne siete capaci, allora avete capito Gabriele. Forse.


Scopri di più seguendo l’artista, attivo su Instagram come @gabrielerosati_.

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