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Basmati Video | Sound Reality: ne parliamo con Andrea Martignoni e Fabrizio Festa


Ultimo ma non per importanza degli argomenti trattati nell’ambito della ricerca sulla produzione video-artistica in Italia e in particolare nel percorso creativo di Basmati Video, riguarda il rapporto che intercorre tra il suono e l’immagine, nel quale ci siamo interrogati su come questi due differenti medium abbiano dialogato nel caso del tempo, aiutandosi e contaminandosi a vicenda.


Il primo punto dal quale siamo partiti riguarda l’analisi di ciò che accomuna la musica e la videoarte, dove il modo di costruzione si classifica per entrambe non narrativo facendo appello ad un mondo emotivo nella maniera di raccontare.

La relazione tra le due si instaura sulla costruzione di un rapporto prevalentemente artistico. Saul Saguatti ricorda come in questo rapporto le immagini siano «liquide come l’audio» e che seguano entrambe una sorta di filologia narrativa.

Come comprendere la videoarte indagandola a partire dal suo rapporto con il suono?

Ne abbiamo parlato con Andrea Martignoni, compositore di colonne sonore cinematografiche, e Fabrizio Festa, docente presso il conservatorio “Duni” di Matera.

«È molto diverso lavorare a un progetto che non prevede i meccanismi tipici della musica industriale, ad esempio come accade nella creazione delle colonne sonore cinematografiche tradizionali. Con la videoarte si lavora in un rapporto dialettico su produzioni di tipo artistico che prevedono un’articolazione nell’esperienza estetica che ci permette di oltrepassare gli schemi tradizionali della musica per immagini in movimento» – ci dice Fabrizio Festa – «Lavorare su questo tipo di produzioni permette di svincolarsi dalle esigenze classiche della narratività, ottenendo una grande libertà strutturale e senza essere legati ad una trama, in una maniera che è prettamente un flusso di coscienza libera e che si aggancia agli stimoli e alle suggestioni derivate dalle immagini.»

Ciò che ne deriva non è dunque una musica per le immagini o delle immagini per la musica, ma diviene un unico elemento comune.

Andrea Martignoni interviene raccontando la sua esperienza dal vivo con delle materie sonore, dove gli oggetti venivano trattati come se fossero degli strumenti musicali «è importante ricordarsi che ogni oggetto ha un suono» e il tutto veniva poi trasformato nel digitale per fare in modo che il risultato potesse ampliarsi.

Dopotutto, è con l’arrivo della musica elettronica che il campo sonoro inizia ad emanciparsi: «Il pensiero filosofico sull’arte era molto più sviluppato, era molto più chiaro l’aspetto rivoluzionario mentre la musica arrivava sempre un pochino dopo. (..) Attualmente con il digitale, ovvero quando spariscono i riferimenti ai metodi di composizione tradizionali, ecco che la musica ha un vantaggio enorme: è molto più leggera perché ha una dimensione unica dello spazio-tempo sonoro». (Andrea Martignoni)



Bruno Di Marino, storico dei media e dell’immagine in movimento, aggiunge il suo contributo intervenendo su un argomento che da sempre è centrale nell’estetica di Basmati e che apporta un punto importante sul quale riflettere nell’ambito degli interventi digitali, sonori e analogici nella produzione artistica e che concerne la fusione del mondo fisico con quello puramente immateriale:

«L’animazione sperimentale è molto più affine alla videoarte; quando si è passati dall’analogico al digitale queste due forme si sono sempre più fuse e sovrapposte. Molti hanno separato i due ambiti, mentre è importante mantenere sullo stesso piano l’intervento analogico e il digitale operando in un’ottica di archeologia dei media e comprendendo come questi due mondi possano sovrapporsi».

Il digitale proprio per la sua freddezza non fa altro che riprodurre l’imperfezione dell’analogico ma «l’unica traccia che rimane concreta e fisica è il disegno, nel digitale si lavora di immaterialità. Il lavoro di Basmati è importante perché lavora su quella che viene definita una dimensione “figitale”, ovvero un’unione tra la dimensione fisica e quella digitale».

Il dialogo tra l’uomo e la macchina si classifica ancora una volta come il miglior metodo perseguibile in grado di legittimare una produzione di tipo emotivo.


Pubblicazione di 5 articoli introduttivi alla mostra Radianti, retrospettiva che il CAOS di Terni dedica a Basmati Video.

La mostra si svolge dal 12 febbraio all’8 maggio 2022 (CAOS Centro Arti Opificio Siri – Via Franco Molè 25, Terni)

“Sound reality” della serie “ADHOC ART”

Leggi gli altri approfondimenti sul duo Basmati Video! Esplora il loro sito ufficiale e seguili su Instagram (@basmativideo)

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